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Annalisa Galardi -

Leadership coraggiosa per una leadership diffusa.

Leadership

In un periodo così incerto, leadership e coraggio sono diventati due concetti complementari per affrontare il futuro che ci attende, perché un vero leader come vi racconterò, è colui che nonostante la paura di sbagliare, sceglie di uscire dalla propria zona di comfort per portare al massimo le sue potenzialità e quelle del suo team.

Un interessante libro di Nancy Koehn, docente alla Harvard Business School, percorre la biografia di 5 persone, molto diverse tra loro, che sono diventate grandi leader esercitando il proprio coraggio.

Forged in Crisis: The Power of Courageous Leadership in Turbulent Times, infatti presenta la storia di Abraham Lincoln, Ernest Shackleton, Frederick Douglass, Dietrich Bonhoeffer e Rachel Carson alle prese, come ciascuno di noi, con le proprie paure, l’incertezza, il rischio di fallire. Eppure ognuno di loro, proprio di fronte alle peggiori difficoltà, ha trovato il coraggio di agire in modo da lasciare un segno nella vita di molti. La caratteristica comune a questi leader è di sapere che stavano facendo la cosa giusta e questo – secondo l’autrice – ha dato loro la forza di fare un passo dopo l’altro, per rispondere al bisogno profondo di lottare per un bene più grande.


Il mondo non ha mai avuto bisogno di te e di altri leader veri come in questo momento

è la call to action che il volume propone ai suoi lettori e che oggi, sulla soglia di un mondo in cui tutto sta cambiando, assume un carattere di attualità e di urgenza particolari. La parola “coraggio” sta comparendo sempre più nel linguaggio delle imprese che sentono il grande bisogno di una leadership capace di affrontare percorsi inesplorati e disegnare futuri per i quali valga la pena di mettere in campo tutte le proprie energie e i propri talenti. Una leadership diffusa perché, mai come oggi, è chiaro che il futuro si costruisce insieme e ciascuno si deve assumere la responsabilità del proprio contributo. In quest’ottica, quindi, quando il 2020 sarà solo un lontano passato, sarà ricordato il leader che ha saputo impiegare la sua intelligenza fiorente (per saperne di più, ne parlo qui) per portare al massimo sviluppo le potenzialità sue e delle persone intorno a lui.

Vediamo come.

Disegna il futuro chiediti qual è la cosa giusta.

Jim Stangler, in Grow suggerisce di cominciare dall’ “ideal”, inteso come un purpose in connessione con valori umani fondamentali; “a program for profit and growth based on improving people’s lives”.

Un leader, in sostanza, dovrebbe tenere conto di alcuni elementi che le persone di tutti i tempi e tutti i luoghi cercano:

  • suscitare gioia: attivare esperienze che coinvolgano mente e corpo e facciano sperimentare la possibilità di empowerment;
  • abilitare le connessioni: con se stessi, con gli altri e con l’ambiente;
  • stimolare l’esplorazione: incoraggiare le persone affinché escano dalla propria zona di comfort, a partire da quella dei pensieri che ostacolano il cambiamento;
  • essere orgogliosi: di sé, del proprio lavoro, del proprio team;
  • avere impatto sulla società, sfidando lo status quo.

In un’ottica di agile long-termism, “la cosa giusta”, il “perché”, è la stella polare per l’orientamento strategico del leader che agisce nel quotidiano con una buona dose di flessibilità.

Comunica, comunica e comunica ancora.

Il leader prende posizione e costruisce la fiducia comunicando in modo chiaro, autentico, onesto e rispettoso. Il potere del leader è soft perché non si fonda sulla possibilità di coercizione ma sulla capacità d’ispirare, di ottenere consenso e di far percepire un senso di vicinanza. Per questo non serve parlare molto in qualsiasi situazione ma comunicare molto in ogni situazione. Ossia ascoltare e impegnarsi a dar senso a quello che avviene e che si desidera avvenga attraverso parole e comportamenti che mostrino in filigrana “la cosa giusta”. È meglio, quindi, non dare nulla per scontato e ricordarsi che le azioni comunicano sempre: niente funziona di più dell’esempio di un buon comportamento, coerente con i propri valori.

Un leader non condivide solo le buone notizie e i successi. Non è un super-eroe. È, piuttosto, vulnerabile e sbaglia, come ciascuno di noi. Nascondere i fallimenti sarebbe un errore, anche solo perché finirebbero tutti per fare lo stesso, perdendo occasioni importanti di imparare insieme.

Coinvolgi le persone

Accendere la passione delle persone perché decidano di mettere la loro iniziativa e creatività verso la meta comune è un requisito essenziale per un leader. Come dice Gary Hamel in The Open Organization  “Mentre potete obbligare i collaboratori legati a doppio filo allo stipendio a dimostrarsi obbedienti e diligenti, e potete selezionare i più dotati dal punto di vista intellettuale, non potete imporre l’iniziativa, la creatività o la passione”. Quindi, il leader deve costruire intorno a sé un ambiente in grado di ispirare le persone a mettere volontariamente in campo i propri talenti.

Far emergere le opinioni e i desideri e spiegare onestamente i fatti che accadono e le decisioni che si prendono è importante proprio perché le persone supportano con determinazione quanto hanno contribuito a creare.

Oggi è più che mai vitale usare con cura la delega, sviluppare l’autonomia e riconoscere gli sforzi, avere rispetto e valorizzare i contributi di ciascuno. In un ambiente così, le persone si sentono sicure, libere di esprimersi e di collaborare.

(se vuoi approfondire, ti può interessare questo TED di Simon Sinek sulla fiducia e la reciprocità).

Investi (anche) su te stesso

Essere leader non è mai un compito facile. Certamente, però, nella tormenta lo è molto meno. È infatti nei momenti più duri che si comprende come sia importante investire costantemente su se stessi, così da potenziare le proprie competenze, la riflessione sul contributo personale che si potrebbe dare agli eventi del presente, l’equipaggiamento emotivo per poter far fronte alle crisi. Proprio perché concentrarsi sugli altri è un requisito fondamentale, per poterlo fare anche nei momenti più turbolenti è opportuno e responsabile occuparsi di sé, coltivare le proprie passioni, alimentare le proprie competenze, animare le proprie relazioni. Mi piace riportare, in chiusura, la riflessione di Nancy Koehn sull’unica figura di leader femminile presentata nel suo libro, Rachel Carson. Ambientalista ante litteram, studiosa degli effetti dei pesticidi sulla salute dell’uomo, è morta di cancro perché più attenta agli altri che a curare se stessa. Pare proprio che le donne, in particolare, abbiano bisogno di saper dire qualche “no” per potersi riservare uno spazio di cura per sé. E, nell’epoca del Coronavirus, questo è ancora più evidente.

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Annalisa Galardi

Founder presso The Bravery Store; Fondazione Adriano Olivetti; Docente di Comunicazione d’Impresa